Minneapolis, davanti alla televisione: a casa nostra l’informazione non è libera. La notizia è arrivata persino qui e gli amici non smettono mai di ricordarmelo con retrogusto di sfottò. Per mancanza di coraggio, non ho pubblicato nulla in questi tre mesi, nonostante abbia scritto con regolarità. Prima di partire pubblicherò tutto, evitando il rientro anticipato. Intanto, ho provato a inseguire il miraggio della televisione libera. Ho chiamato la compagnia che fornisce la connessione internet e ho chiesto l’estensione alla televisione via cavo, opzione basic, che permette di vedere in chiaro venticinque canali. La televisione pubblica è ridotta a cinque emittenti, di cui quattro di predicatori con maratone forzate di esegesi. Considerando che la quinta rete trasmette da cinquecento metri da casa e il segnale non riesco a prenderlo, ho fatto un balzo in avanti. Ho trovato la CNN e la BBC e altre emittenti affidabili da cui ascoltare le notizie senza dover andare da Sally’s. Il resto è tele-anarchia e considerando la mia passione per la tv spazzatura direi che la seguo più dei canali seri. Ho scoperto che il rincretinimento, che da noi è organizzato, c’è anche qui, ma in questo caso si capisce che è un effetto necessario per mantenere qualche isola di sensatezza. Nel mio pacchetto tv (soli trenta dollari mensili più trenta di internet e “passo la giornata in poltrona”, come recita lo slogan), quindici canali su venticinque trattano televendite o sono autogestiti da patron in depressione e in forte controtendenza stilistica. Ventiquattro ore su ventiquattro, prestigiosi self made man sponsorizzano i loro prodotti, che vanno dalle assicurazioni sulla vita, alle rivendite di gioielli usati, agli arredamenti dismessi dagli alberghi, al confusion muscle training per diventare dei supereroi dei fumetti. Mastrota sembrerebbe sincero a confronto di Tommy MacAllister che parla (anche lui!) da una scrivania in ciliegio, primo piano sulle suole degli stivali piazzati a fianco del portapenne (sta sempre con i piedi sul tavolo). Rick&Gian che si prendono a schiaffi per il mobile dell’azienda di Lissone fanno quasi tenerezza a confronto dell’aggressività con cui il sostituto del compianto Chef Tony affetta sampietrini nel tentativo di vendere il pericoloso set di coltelli (nota sullo Chef Tony: nel centro commerciale di Minneapolis, il più grande d’America, c’è il suo santuario con tanto di sagoma che propone il ceppo con le lame, as seen on tv). Capitolo a parte, molto più affascinante, sono le televisioni “fatte” dai telespettatori. Si tratta di emittenti locali il cui palinsesto è formato da clip, registrazioni e filmini amatoriali che gli spettatori in grado di pagare vogliono trasmettere. Ce ne sono tre: due sono televisioni etniche, una della comunità somala e l’altra di quella etiope. La terza è davvero interessante per la sua insensatezza: scopro che la gente paga per trasmettere elaborati ridicoli. Capisco così che qui sono già allo stadio successivo, ovvero che il pubblico è diventato ormai acefalo sotto i colpi della stupidità organizzata e non riconosce più la bontà di avere emittenti responsabili. Ci sono, ma i canali più gettonati sono altri. La domenica mattina, il club dei cinofili manda in onda due ore di interviste a catena a padroni e veterinari a cui vengono rivolte domande ovvie che terminano tutte con un gingle la cui unica strofa è I love my dog cantato da voci bianche. Il montaggio è realizzato in modo che l’intervista finisca sempre con un primo piano dell’intervistato che dice because dando il via a trenta secondi di gingle a motivare la risposta. A Nazzareno Balani verrebbe un infarto. Segue un programma di musica leggera (primo video) in cui un uomo canta dall’angolo in basso dello schermo. Non cambia mai niente, nemmeno la canzone, si vede la faccina, il resto è l’ufficio. Il rincretinimento aumenta senza sosta fino all’arrivo del delirio di mezzanotte. C’è un secondo programma musicale, condotto da un individuo che porta almeno due paia di occhiali, di cui uno sulla fronte. Lo sfondo è psichedelico, lo scopo non esiste: i concorrenti, supposti tali, chiamano e cantano la prima cosa che gli passa per la testa per vincere un premio non specificato (perchè anch’esso inesistente). Di norma, i concorrenti sono stonati e le canzoni deprimenti, voci da un manicomio su uno sfondo di allucinazioni da LSD (vale la pena di vedere il secondo video fino alla comparsa dei due conduttori con il pollo di gomma con gli occhiali stile Mondaini). Più abbordabile è il canale etiope, che alterna programmi musicali della Sabatan Music Television, The Cities Sound, a storie di vita narrate da Rashad Hasan e seguite da breve dibattito in studio. Le storie sono parabole di comportamento del perfetto gentiluomo etiope, con tanto di morale e costante richiamo al valore delle tradizioni, che vanno conservate anche lontano dalla patria. Il perfetto etiope aborrisce la violenza del rap, veste abiti tradizionali, in ogni occasione porta i mocassini, non guida SUV ed è ecosostenibile. Spesso rimprovera la moglie, ma con indulgenza (la moglie non replica mai). Non sorride molto, ma neanche si lamenta, è uomo di straordinaria pacatezza. Evidentemente si scatena in privato con l’emittente musicale. Il momento di aggregazione avviene durante il karaoke. Il pezzo più accattivante passa sotto l’interpretazione di un militare che canta sullo sfondo di una bandiera del fronte di indipendenza mentre gli spettatori si alzano per andare a toccarlo in segno di ammirazione (nota per Reno: secondo me il pezzo ti piace, almeno la base). Ormai passo ore a guardare la televisione. Credo in tutti i tipi di contratti: nel contratto con gli Italiani, nel contratto con gli Americani, nella scrivania in ciliegio, nella stanza ovale, nei consigli di Jarod che va a pescare gli storioni sul rio della Amazzoni, nel set di coltelli che tagliano il marmo, nelle bugie dei bugiardi, nella compassione delle signore che curano i randagi. E che, per la prima volta nella storia del loro club, hanno alzato la voce con l’amministrazione: vogliono che anche in Minnesota, come a Ginevra, per comprare un cane sia necessario fare un test psico-attitudinale per evitare l’abbandono e testare la sincerità del padrone. Non è escluso che anche qui, dai futuri padroni di cani si passi ai magistrati.
Programma di musica leggera: si nota il protagonismo del cantante.
Sabatan Music Television: The Cities Sound.
6 commenti:
Finalmente hai scritto!Anche il mio amico Mattio che ora è in Finlandia x Erasmus è diventato un tuo estimatore dopo che gli ho fatto vedere il tuo blog...e lui lo ha inserito nella lista di siti da non perdere!Provare x credere:http://kingofturku.blogspot.com/
Riguardo a quello che hsi scritto....noi abbiamo Buona Domenica...ricordalo.... :)
felice di leggerti di nuovo..cm stai?
mi manchi bellezza...
:) quando ero a londra sono capitato su un canale dove veniva fatta una autopsia in diretta di un cadavere...il bello era che a farla erano tre dottori e a fianco una donna completamente nuda come valletta!!!!! ...scommetto che programmi come QSVS e Maurizia Paradiso non ci sono li :)
ma quando torni?
e di funari che mi dici?
scusa se ti posto questo, ma stavo cercando dei mocassini nuovi che si chiamano hey dude e mi veniva sempre fuori il tuo blog. Così se succede anche a altri dico loro di andare a cercare dudeshoes.org
sono nuovi e su internet non c'è quasi nulla. scusa. ciao
Ciao cugino! E' da un bel po' che non scrivi su questo blog. Come mai? Era carino leggere le tue avventure, il fatto che tu sia in Italia non vuol dire che non lo devi aggiornare, non trovi?
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