mercoledì 24 ottobre 2007

I support the UofM workers

St. Paul, St. Anthony Park: per l'ultima di campionato, partita serale. Giochiamo contro la sesta, noi siamo quarti ed entrambe le squadre sono fuori dalla lotta playoff. Rimango in panchina, ovvero mi allineo a bordocampo in abiti borghesi e calzino da ragioniere d'ordinanza. Lascio spazio alla giovane promessa della squadra, un post doc coreano 35enne le cui progressioni offensive sono temibili quanto quelle di Raimondo Vianello nella Partita del Cuore. Mentre il virgulto arranca in fascia, commento con l'allenatore: scarliga merluss che l'è minga el to uss, come m'ha insegnato l'EnricoDell'Officina (tutto attaccato) e l'allenatore mi guarda come se avessi bestemmiato tutti i santi e insultato sua madre. Il merluss che scarliga sono io e me ne vado fra il pubblico, composto dal bidello Tim e dal bidello in pensione Hank. Manca Frida e mi viene spiegato che con l'arrivo del freddo a Minneapolis sono poche le strutture di accoglienza realmente attrezzate. In sostituzione, viene regalato un biglietto per Chicago dove il freddo non è polare come qui e le strutture adeguate. Qualcuno da Chicago non torna e un paio di senzatetto locali risultano dispersi o più probabilmente uccisi dal freddo. Ma Frida ha un percorso noto e lo rispetta ogni anno, perciò tutti la aspetteremo a primavera. C'è fermento nell'ambiente dei bidelli per via di uno sciopero a oltranza. Il personale di servizio dell'università del Minnesota chiede l'aumento del 3% dello stipendio (credo) e, vistoselo negare, ha indetto uno sciopero che è cominciato un paio di settimane fa. Lo sciopero consiste in una ronda di 4 o 5 lavoratori che girano con piccoli cartelli con la scritta Worker on Strike. Niente di più, fanno i turni per non far mancare il servizio. Assieme a me, Tim e Hank (se smette di fare il timido, vi mando una sua foto perchè credo che vada lo stesso barbiere di Tilli Romero) si associa alla discussione B**d, mio compagno di dottorato. Non sembra d'accordo con loro e con mia grossa sorpresa risponde: "Ma perchè non cambiate lavoro? Se un lavoro non ti piace, lo cambi". Non volevo fare polemica, ho solo risposto una cosa banale. Ho soltanto detto che non era assolutamente vero, che penso che uno faccia il bidello per necessità perchè pulire la merda non proprio è un lavoro da leccarsi le dita, ti deve essere in qualche modo capitato. E che se non lo cambiano è perchè forse con tutta l'immigrazione che c'è qui la società di pulizie fa prima a licenziarli e a prendere un altro in coda. Apriti cielo. Il bidello in pensione Hank ha i lucciconi agli occhi e la faccia di uno che mi incita a daghelo dur. Tim non ha parole dal piacere, mi dirà poi in separata sede che quando voglio mi viene a fare le pulizie in casa per un prezzo di favore. E no, il clientelarismo a Botteghe Oscure non lo vogliamo più, mi verrebbe da rispondere al caro compagno Tim, paradigma dello sfruttato moderno. Invece, mi accordo per un buon 20$ a pulizia dell'appartamento e tanti saluti. Altro che yacht e maglioncini di cachemire, qui secchio e ramazza. Come premio per l'afflato giacobino ricevo una spilla grigia con la scritta "I support the UofM Workers". Non mi sembra di aver detto niente di ribelle nè di avere dato fuoco alle polveri. A fine partita Han-Choi-Vianello è sfiancato. Abbiamo perso di nuovo, scivoliamo al quinto posto e ci prepariamo per il campionato indoor e per le barricate contro i padroni delle società di pulizie.

Nell'immagine Tilli Romero, noto da queste parti per la somiglianza con Hank, a parte camicia e giacca.

giovedì 18 ottobre 2007

Il diritto alla demonizzazione

Admundson Hall, aula C85: il diritto alla demonizzazione è un diritto? No di certo, ma è una pratica parecchio divertente. La mia professoressa di filosofia sosteneva che non bisogna essere razzisti coi razzisti perchè la democrazia esiste e funziona anche grazie alla presenza di persone che continuamente cercano di distruggerla, ricordandoci in questo modo quale sia il suo valore. Arguto paradosso che lei attribuiva a Von Humboldt e che noi attribuivamo alla confusione fra diritto al dissenso e tiro al bersaglio contro il capro espiatorio di turno. Quando l’ulitmo giorno di quinta le piombò addosso un uovo marcio scagliato dai gabinetti del quarto piano, tutti abbiamo pensato alla mano di Dio. Qui a Minneapolis la questione è simile. C’è un grosso dibattito sulla possibilità che l’etanolo possa contribuire in maniera sostanziale al raggiungimento di obiettivi energetici e ambientali (la sostituzione di una quota significativa di energia provienente da fonti non rinnovabili e la riduzione delle emissioni di gas serra). La produzione di etanolo è sostenibile e per questo appetibile sotto molti aspetti, non ultimi quelli politici. La questione si articola su tre punti: il calcolo del parametro NEV (Net Energy Value), il calcolo del volume di CO2 emesso dalla combustione di etanolo rapportato a quello emesso dai combustibili tradizionali e il bilancio economico dei sistemi che producono etanolo. Il parametro NEV indica se la produzione di entanolo necessita di più energia proveniente da fonti non rinnovabili di quanta l’etanolo stesso ne fornisca. Se risulta superiore all’unità, la produzione è conveniente, in caso contrario infattibile. NEV è un paramtero energetico e non tiene in conto della qualità del prodotto etanolo, né della necessità (storica?) di trovare fonti alternative ai combustibili fossili. Per dare un peso al suo significato basta pensare che la produzione di energia elettrica ha un NEV molto inferiore a 1 ma nessuno metterebbe in dubbio la necessità di produrre energia elettrica. In ogni caso, le scuole di pensiero sono due e si distinguono in base al numero dei parametri tenuti in conto: quelli che dal calcolo ottengono NEV superiori a 1 e sostengono la produzione di etanolo e quelli che calcolano NEV inferiori a 1 e la avversano. La prima scuola ha lo zoccolo duro qui a Minneaopolis e in pratica tutti i professori sono schierati a favore. I contrari provengono per la maggior parte da Berkley. Dopo dieci lezioni nel corso di Fonti Rinnovabili in cui il professore dimostra in tutte le maniere che l’etanolo conviene, che oltre a berlo bisogna bruciarlo, dopo che palesa di fronte all’aula stupefatta che il calcolo della fazione dei negazionisti è sbagliato, dopo che svela la truffa e ci dà dei plagiati sostenendo da pasionario qual'è che ci stanno privando di un mondo nuovo e più equo, dopo che grazie agli interventi di altri professori ci illustra mille tecniche alternative per produrre tutta la chimica organica, per par condicio chiama a parlare un avversario. Sceglie il professor P***c. Io non so quale fosse la motivazione che ha spinto il professore a dare una persona in pasto a una platea infeorcita. Sadismo credo. So due cose: la prima, che riesco a capire l’uomo P***c e la sua ostinazione, la seconda, che era dai tempi dell’autogestione che non partecipavo all’ora di insulti. A P***c è concesso di argomentare le sue ragioni per un’ora e mezza. La situazione precipita quando chiede se ci sono domande. La sessione dura un’ora e si tratta di provocazioni, pignolerie, domande insensate e cattive, pochissime quelle valide. A ogni risposta scatta la disapprovazione, i barricaderi si armano di calcolatrice e di offese, P***c non deve uscire vivo dall’aula. Io sto con P***c. Non perché è attaccato a un misero NEV o a qualcosa che gli altri pensano un errore, sto con lui perché non dà speranza. La nega categoricamente e testardamente: non c’è modo di sostituire i combustibili fossili con quelli rinnovabili se non in maniera inconveniente. Con ironia il professore ribatte che l’età della pietra non è finita per mancanza di pietre. P***c sostiene il contrario, l’età dei combustibili fossili finirà per mancanza di combustibili fossili o perché i problemi ambientali saranno così urgenti che non si potrà fare a meno di smetterla. P***c mi piace perché è umano: la sua teoria è che perseveremo finchè l’evidenza o la costrizione non ci obbligheranno a finirla. E aggiunge che potrebbe essere troppo tardi in caso la temperatura della terra sarà eccessiva. P***c mi piace perché ricorda quanto a ciascuno sia indispensabile il proprio egoismo e non se ne possa fare a meno, neanche su scala planetaria. Perseverare è essenziale. Mi ricorda l’apertura di Otto e ½ in cui l’infermiere leggendo un giornale dal titolo “Chi penserà ai miei 5 figli?” chiede al protagonista: “Che ci prepara di bello, un altro film senza speranza?” Ma più di tutto, P***c mi piace perché una volta ancora mi ha fatto provare il fenomeno dell’immedesimazione nella folla: dal momento che tutti insultano insulto anch’io, anche se avrei mille ragioni per non farlo. Per esempio, a me Pagliuca è sempre stato simpatico ma quando il Bologna giocò a San Siro, con Rena e Ste passammo una partita intera a cantare che mamma di Pagliuca regalava prestazioni orali ai tifosi. Pagliuca prese quattro reti, di cui una di Ganz col sedere. Nell’ultima autogestione il gruppo di studio a cui partecipavo era chiamato “Un minuto di insulto a” in cui veniva eletto ogni giorno un capro espiatorio oggetto degli insulti: si pensavano gli insulti, in grande democrazia li si sceglieva e poi partiva una scarica pazzesca addosso al poveretto. Il migliore fu il tentativo di P****i di uccidere la C*****s spremendole un limone addosso al grido di “Muori, cozza!” da cui scaturì un tormentone per cui per un anno chiunque avesse in mano bibite al limone o fette di limone nei cocktail tentava di uccidere la C*****s. Allora, con grande nostalgia penso che P***c ha proprio la mamma maiala. P***c, che tu passassi sotto il traliccio che Marco Camenisch ha appena tagliato e ti cascasse addosso. P***c io so che il sonno della tua ragione genera ecomostri. So che sei il dottor Frankenstein degli ecomostri, che provi piacere ad assemblare condomini-pollaio in nome di un generico anti-ambientalismo, so che hai un manipolo di architetti reietti dallo studio di Fucsas che disegnano per te casermoni a Punta Perotti. P***c nel prossimo assalto alla baia di Campese ce ne sarà anche per te. P***c avveleni le acque, fai i patti col demonio, sei l’emblema dell’abusivismo. La tua teoria farà la fine dello Scheletrone di Palmaria. Ne sono sicuro.

sabato 6 ottobre 2007

Rassegna stampa

Minneapolis, casa mia: a causa di una tempesta, tutte le partite della scorsa domenica sono state rinviate. L'occasione è perfetta per apprezzare il buon giornalismo che il Minnesota Daily propone, al riparo della congiura comunista che strumentalizza l'informazione a livello internazionale. Pregio quindi tutti i lettori di un paio di articoli in cui la congiura appare evidente e pericolosa. A seguito di una sparatoria fra bande rivali con un morto e due feriti proprio qui a Saint Paul, quei comunisti dell'Herald Tribune mettono in discussione il secondo emendamento e il diritto di ogni cittadino statunitense a possedere armi da fuoco. All'attacco alla costituzione si uniscono quei giacobini dello Star Tribune, spalleggiati dai bolscevichi del New York Times e dai trozkisti del Daily Mirror. Unico baluardo contro la deformazione della verità, il Minnesota Daily propone l'elzeviro "Everyone should own a gun for protection and possibly for suicide". L'opininista T.S. scrive con l'anima e non come un prezzolato schiavo del potere o uno scribacchino stalinista delle testate rivali. Il suo punto di forza è che ogni cittadino ha il dovere di difendere se stesso e la propria famiglia in caso di pericolo. Non so se abbia in giardino dei treppiedi con mitraglia contro ogni extracomunitario che si aggira nel raggio di 50 metri, ma sostiene con una punta di autocompiacimento che non bisogna tutelare i diritti dei ladri, dei rapinatori e degli assassini con la legge truffa dell'eccesso di legittima difesa. Fin qui, le sue opinioni sono trite e ritrite e potrebbero andare bene per una puntata dell'Antipatico o per un'analisi di Del Debbio. Ma, e l'uomo si supera e fa della filosofia che neanche Vattimo, nell'altra metà dell'elzeviro analizza la possibilità di suicidarsi. La pistola è flessibile, non è solo un dovere ma regala dei diritti. Certo, non è un paese libero un paese in cui il suicidio è ritenuto un omicidio e il suicida un assassino, ma il diritto ad avere un'arma risolve di gran lunga la questione, dal momento che un colpo di calibro 45 è più efficace di un tuffo dal quinto piano (cosa che non a tutti gli Americani è data, avendo di norma case a uno o due piani) e assicura che nessun altro possa andarci di mezzo, cancellando la possibilità di fare del male ad altri che a se stessi. In realtà, T.S. non avrebbe attirato la mia attenzione se non avesse dato il meglio di sè in una piccola frase, sbadata, scritta verso la fine dell'articolo. La pistola, si legge, è l'unico strumento accetabile in caso di eutanasia. All'inizio non avevo fatto caso. Stavo quasi per buttare il giornale, poi ho riletto e ho deciso di abbonarmi. Non scherzo: un'eutanasia pulp non l'avevo mai sentita. Penso immediatamente a Welby... un plotone di esecuzione per il poveruomo, non più l'iniezione, ma una scarica di piombo. Pannella e Capezzone che finiscono a colpi di semiautoatica l'infermo paralizzato a letto. Crivellato come uno scolapasta. Un bagno di sangue all'insegna del diritto alla dolce morte. Cosa scrive T.S.? La verità, che i comunisti volevano insabbiare con i loro raggiri? La conferma che il Minnesota Daily non ha paura di niente e nessuno arriva qualche settimana dopo. Finalmente qualcuno ha il coraggio di attaccare le minoranze e l'eccesso di tutela nei loro confronti: "Small Town Holds Annual Gay Shame Parade" sbattuto in prima pagina. Prima pagina. La cittadina di Grand Plains nel Nebraska celebra ogni anno la giornata contro gli omosessuali. Altro che Orgoglio Gay, transessuali che ballano in Corso Venezia, Cupidi ultra sessantenni in perizoma che scoccano frecce d'amore all'incrocio con i giardini di via Palestro, qui non si scherza mica, gliele cantano su senza paura a tutti i frustoni che provano anche solo a passare per la highway. Ogni anno nella cittadina si tiene una sfilata di carri contro l'omosessualità, con lancio di oggetti all'indirizzo dei fantocci ed elezione dei tre allestimenti più rappresentativi. Quest'anno vince il carro del reverendo Fred Brandeen, dal titolo "Burn in The Eternal Flames of Hell" ma il risultato è bugiardo perchè al secondo posto c'è il carro "No Son of Ours", in cui un padre punta il dito contro il deviatissimo figlio teenager mentre la madre piange per la vergogna. Provate a proporre il dibattito Sgarbi-Cecchi Paone o anche solo a guardare una puntata della Macchina del Tempo. C'è gente che ha il coraggio di dire ciò che pensa a Grand Plains e i culatun non li tollera. Nell'articolo si legge che questa buona vecchia tradizione ormai trentennale è anche l'occasione per apprezzare del cibo gustoso ed è diventata a tutti gli effetti una pietra miliare della cultura e dell'identità locale. Evviva le tradizioni che i comunisti vogliono cancellare. Vorrei vedere l'effetto che fa lanciare tra la folla inferocita una copia del best seller di Aldo Busi "Bisogna avere i coglioni per prenderlo nel culo" con tanto di foto dell'autore sul retro o suonare a tutto volume i pezzi di Cristiano Malgoglio solista con l'autoradio estraibile anni ottanta di Fuina, oppure sottoporre il reverendo a una puntata di Buona Domenica con Platinette. Rena, Ste, Scar, Mic, Mancio e Fede sono avvisati, c'è una tappa obbligata nel tour degli States e del materiale da portare. E sono avvisati tutti quei comunisti che da noi si permettono di firmare articoli per il Corriere e il Sole 24 ore: qui nel Midwest non scherzano per niente.