giovedì 27 settembre 2007

Sparizioni

Amundson Hall, ufficio 432: lo studente si presenta davanti alla porta dell'ufficio. Trova un biglietto: back in 15 min. Si accomoda sulla poltrona in finta pelle e aspetta. A volte ripassa gli appunti, sfoglia un giornale, manda messaggi col cellulare. Dopo venti minuti sospetta di aver sbagliato giorno, controlla l'orario del ricevimento. Non si è sbagliato. Dopo quaranta minuti bussa. Non c'è nessuno, il vetro ha una crepa. Prova a telefonare, ascolta il telefono squillare dietro la porta: deve essere vicino, il suono è distinto. A quel punto si volta e bussa alla porta più vicina: quella del mio ufficio. Cerca di spiegarmi, armeggia col foglio degli orari, mi fa vedere che il ricevimento è a quell'ora. Già so (giàssao, direbbe Tullio De Piscopo). Tranquillo, il Prof Mc***** non tornerà, il cartello c'è da prima che arrivassi, l'uomo è sparito da maggio. Torno in un quarto d'ora. I mesi sono quasi cinque. Ho aggiunto un cartello per spiegare la situazione. Ho scritto: è andato a comprare le sigarette. In italiano. Adesso succede che lo studente va nel panico più completo dopo venti minuti, non capisce, bussa e lo mando via. La scirtta crea scompiglio ma velocizza enormemente il processo. Mi piace pensare a Mc*****, a cosa lo ha portato a sparire, come ha fatto, dove è andato e cosa fa adesso. Magari è in Germania a lavorare e tornerà per votare le presidenziali, come Pasquale Ametrano che da Monaco di Baviera torna a Matera in macchina. Oppure ha cambiato vita, è altrove a godersi il denaro in un paradiso terrestre. Oppure gli ruberanno tutto, anche l'identità. Il Professor Mc***** è uno spazio affascinante, è un volume vuoto, una stanza con una scrivania e due sedie, è il vetro rotto. Il Professor Mc***** è una possibilità. La finestra di fronte alla porta deve avere la tapparella sollevata perchè la luce illumina il vetro e l'intensità cambia durante la giornata. Sembra che parli, come la lente rossa di HAL 9000 nel Discovery One, e comunica una previsione. Forse un ritorno. Personalmente, penso più spesso al ritorno che alla partenza del professore. I ritorni sono sempre affascinanti, eroici. Quelli che funzionano sono molto rari, nella stragrande maggioranza dei casi vengono male, sono patetici. Sono complicati, ma a volte possibili. Un unico ritorno, uno solo, quello che funziona e il concetto è forte proprio per questo, perchè ciascuno di noi ha delle promesse dentro di sè fatte a qualcun altro. Non sa se l'altro le troverà ancora sensate, se l'altro ci abbia creduto, lui sì, in ogni istante, sa che ci sono e le interroga continuamente. Tutto questo costruisce l'epica del ritorno. E non serve neanche specificare che sotto c'è un amore interrotto o spezzato, è naturale che ci sia. Cosa diremo a Mc*****? Rifatti la foto che sei peggiorato, come il doganiere al Brennero mentre consegna il passaporto? Una sola volta il ritorno funziona, una sola volta dall'altra parte c'è un ti stavo aspettando, un mi sei mancato, un ricominciare silenzioso come se tutto fosse già stato scritto, come se tutto fosse sicuro, dovuto. Come se fosse stato un percorso dovuto. Per questo Mc***** e il suo spazio sono affascinanti. Lo scrivo qui: secondo me tornerà. Ho scommesso una cena al ristorante vietnamita con il danese pessimista.

lunedì 24 settembre 2007

Il ritorno di capitan K

St. Paul, St. Anthony Park. Pubblico delle grandi occasioni per la seconda giornata. Oltre a un paio di personaggi non identificati, 3 nuovi arrivi a seguire la lega. Una è Frida, nota barbona del posto, sdraita in mezzo al prato e mezza infagottata in una coperta. Gli altri due sono il bidello Tim e il bidello in pensione Hank. Tutto il mondo è paese, anche qui i bidelli li si chiama solo per nome e mai per cognome, dopotutto non sono professori. Ora però so anche cosa fanno i bidelli in pensione, dal momento che ho perso le tracce del bidello Silvano e una sola volta ho incontrato la bidella Anna al mercato comunale di piazza Fusina. Qui guardano partite di calcio scadenti. La presenza di Tim e di Hank è motivata dal ritorno in campo di capitan Emìl K. per la squadra avversaria, dottorando rumeno a quanto pare rinomato per le giocate spettacolari. La sera prima, sabato, avevo lasciato Emìl e altri amici alle 4 e mezza in quello stesso parco intenti a passare il tempo con qualche canna e con uno strano acido autoprodotto che si erano portati dai laboratori direttamente dentro una provetta. Non credo siano tornati a casa, dato che la paritita si giocava alle undici del mattino. La mia squadra ha i giocatori contati. Niente riserve, penso a un boicottaggio contro le regole fasulle della lega, invece due professori hanno invitato i rispettivi alunni a casa per un pranzo di inizio autunno. Emìl si presenta fresco come una rosa con gli stessi calzoni corti e le stesse scarpe della sera prima. Cambia solo la maglia. Un minuto di amarcord prima del fischio di inizio e grande nostalgia. Mi chiede del calcio italiano e io per farlo contento snocciolo tutti i giocatori rumeni del Brescia che conosco, da Sabau a Hagi, senza dimenticare Raducioiu, Lupu, Petrescu (ha giocato anche nel Brescia?) e lui, contento, ribatte con Walterone Zenga e Nicola Caricola attualmente alla guida di due club rumeni. Ma finisce a tarallucci e vino quando mi rivela di avere lui stesso dei parenti a Brescia (e sfido a trovare un rumeno senza parenti a Brescia) e di essere stato a Milano, di cui apprezza parecchio la stazione centrale. Non gli dico invece che il mio amico Federico *ongelli voleva organizzare un viaggio di turismo sessuale in Romania, giusto per non scaldare gli animi nel pregara. Il pubblico si aspettava il Maradona dei Carpazi e invece Emìl è stonato più di N****o il giorno delle olimpiadi di matematica a Cesena o di V***o a Spotorno quando cerca di rifilare pasticche di ecstasy dicendo che fanno perdere due kili a botta. La partita in sè è deludente e vinciamo con uno schiacciante 1 a 0 siglato dal nostro portiere. Sono l'unico a non festeggiare perchè mi rifiuto di accettare che il mio portiere scarti avversari al limite dell'area e tiri come un attancate. Ma sono una minoranza silenziosa. Mi distinguo soltanto per un fallo cattivo e insensato contro l'ala avversaria, rea di non avere la palla e di essermi capitata a tiro proprio mentre avevo bisogno di sfogare la rabbia e l'amarezza che ho maturato in settimana. L'accenno di rissa è placato da Emìl. Gli sono grato, se passa a Milano lo porto a vedere i due parchetti a fianco della stazione e i bagni con frequentazioni equivoche. Bene. Siamo ancora in corsa per i playoff.

domenica 16 settembre 2007

Comincia il campionato

St. Paul, St. Anthony Park: dopo una settimana invernale con temperatura media di 5°C, sabato disgelo e domenica campionato. Prima giornata alle unidici, partite in contemporanea sui campi del St. Anthony Park, tesseramento mezz'ora prima dell'inizio, obbligatoria carta universitaria, divisa della facoltà e scarpe con tacchetti. Lega tremendamente seria. Per la selezione di ingegneria chimica, maglia nera come il Casale. Mi sveglio un quarto d'ora prima che mi vengano a prendere, raccolgo in fretta le cose e arrivo al campo con la maglia del cuore, maglia completamente bianca del Corinthians di San Paolo. Un minuto di gelo, poi scambio la maglia col portiere, un ragazzo di colore, e mi ritrovo a giocare col pigiama perchè porta almeno tre taglie più della mia. Lui è in camicia di forza e la cosa si fa sentire perchè dopo 20 secondi dal fischio di inizio siamo sotto di un gol, tiro dalla distanza, lui cerca di divincolarsi e la palla si insacca. Il campo è perfetto, erba tagliata di fresco, linee tirate col gesso, rete senza buchi, bandierine agli angoli, due arbitri, uno per ciascuna metà del campo con funzione aggiunta di guardalinee. Il particlare mi insospettisce e il sospetto aumenta quando noto che uno dei due ha gli occhiali da sole e la cintura da paninaro a tenere calzoni corti da passeggio. Dopo dieci minuti capisco l'antifona. L'unico particolare verosimile è l'età dei giocatori, tutti fra i 24 e i 30 anni, portiere avversario quarantenne: è un ricercatore cinese che li porta malissimo e che Gaucci presto tessererà. Dopo 10 minuti perdiamo 2 a 0. Al ventesimo, 10 minuti al termine del primo tempo, il nostro centravanti prova una telefonata da fuori, giusto perchè la palla stava per predersi. Il quarantenne prepara un tuffo plateale, inciampa e la palla piomba in rete. La partita è riaperta. Il cinese si dispera in una pantomima da manga di bassa lega. Va' ciapà i rat gli avrebbe urlato Panzera. Durante l'intervallo analizziamo la partita: per quanto riguarda la mia prestazione, i compagni si aspettavano un campione del mondo. La delusione serpeggia anche fra i 3 spettatori a bordo campo. La domanda ricorrente è perchè ho calciato deliberatamente la palla il fallo laterale durante un'azione in cui l'attaccante avversario stava per andare via da solo verso il nostro portiere e io ero l'ultimo difensore. Mi avvalgo della facoltà di non rispondere soltanto perchè il campo in cui giochiamo è l'ultimo, a fianco di una strada trafficata e senza alcuna protezione. In effetti è stato un gesto criminale, considerando che l'arbitro ha impiegato un po' di tempo per attraversare e recuperare la palla. Il secondo tempo lo lascio ai moviolisti. Non so come arriva un passaggio filtrante, il nostro centravanti si invola a rete e il difensore avversario lo falcia. Il difensore in questione è una virago bionda, un armadio a 4 ante che fa entrate al cui confronto Pasquale Bruno è una signorina. Dentro di me giustifico il rigore con la paura perchè il contatto per fortuna non c'è, il centravanti per salvare la gamba finge di svenire e crolla a corpo morto. Pareggiamo, poi subito sotto di una rete e ancora, 4 a 2. A metà del secondo tempo provo un triangolo con l'aiuto dell'ala (un ragazzo turco che parla una lingua più simile allo zingaro che all'inglese) e finalmente si chiude. Stoppo la palla di petto e appena tocca terra fulmino il portiere. Mi giro credendo di aver segnato al mondiale. Nessuno festeggia. L'arbitro paninaro annulla per fuorigioco. Nessuno ho da ridire. Non provo nemmeno a chiedere il motivo, penso di aver capito male, non era offside perchè davanti a me a un paio di metri c'era la terribile virago. Poco male, penso che si possa recuperare perchè gli avversari sono stanchi. Perdiamo 4 a 3, il gol annullato pesa. A fine partita mi rivolgo al paninaro per la spiegazione della rete annullata. Offside, offside. Vorrei togliergli gli occhiali neri per scoprire l'orrenda verità, cerco di ricordargli che il difensore era davanti a me. Quello nega. Era fuorigioco perchè il difensore è donna. Se ne va lasciandomi ebete. Neanche il misogino Prof. Fuganti avrebbe concepito una regola simile per cui il difensore se donna non esiste. La regola è raffinata: se anche l'attacante è donna il gol è valido, se il difensore è uomo e l'attacante donna anche. Non conta niente aver anticipato la versione femminile di Policano, rimane una fragile beghina. Le regole mi incuriosisco e cerco di approfondire. Nessun uomo può sostituire una donna o viceversa, le sostituzioni avvengono solo all'interno dello stesso sesso. Ogni squadra deve avere un minimo di due ragazze perchè l'università sta cercando di incentivare il calcio femminile. Siccome non sono molte le ragazze (ancor meno i ragazzi) che qui giocano a calcio, quello che in pratica succede è che ogni squadra ha due ragazze e basta, che significa che nessuna ragazza verrà mai sostituita. Capisco allora perchè quando una nostra compagna cianotica ha tentato di impietosire l'arbitro, quello l'ha riamandata in campo. Mentre torno a casa ricordo qualcosa di ovvio. Agli americani piace giocare da soli. Conta solo la vittoria, per questo non fa presa uno sport in cui sono mediocri. Nel caso in cui lo si debba giocare per forza (l'università è obbligata a tenere una lega di calcio) piuttosto vengono modificate le regole. Non si possono effettuare sostituzioni se la rimessa laterale è dell'avversario. Se il portiere esce dall'area e lascia la porta sguarnita, non è valido il gol che subisce (questa regola provoca un putiferio, portieri che saettano verso il centrocampo quando i compagni hanno la palla). Bisogna passare almeno 4 volte la palla prima di poter tirare e segnare. Non è più calcio. Non lo è mai stato. Me ne vado offeso e beffato: il quarantenne cinese indossa tutto fiero la maglia di Dida. è un grande tifoso del Milan. Io uno così non lo voglio a tifare Milan.

venerdì 14 settembre 2007

Come eravamo

Minneapolis, casa mia: dopo due settimane di isolamento molti si sono chiesti che fine ho fatto. Tutto bene. La mia dieta consiste in: una tazza da un litro di caffè, gentilmente offerta dalla segretaria nana (e non armonica) del dipartimento, Miss J. P. che ogni mattina in piedi sulla sedia prepara un termos di caffè per tutti gli studenti del piano; un pasto unico, consumato verso le cinque del pomeriggio, a base di colesterolo, uova, grassi, oli saturi, fritti di provenienza vietnamita, ortaggi geneticamente modificati e altre primizie che la gastronomia locale offre. Sabato e domenica cucino io ed è peggio. Sono in gran forma. Il mio stato attuale è rappresentato nella foto. Sono sulla spiaggia del lago Cahun ad un raduno marxista-leninista, mentre mi asciugo dopo una nuotata. Al supermercato non ho trovato le lamette da barba. Il barbiere vicino a casa ha il morbo di Parkinson e non mi sono fidato. Ma sto bene così. I miei fratelli S*****o e R****o mi riconosceranno ugualmente. Altra grossa curiosità che preme i miei lettori è la casa. Vivo in 20 metri quadri. Non di più, mi sentirei tremendamente solo se la mattina alzandomi non vedessi frigorifero, cucina, doccia, water, scaldabagno e divano. Mi sentirei in un'orrenda e desolata prateria se potessi liberamente camminare per raggiungere il tavolo al posto che trovarlo esattamente a mezzo metro dal letto e a mezzo dal televisore. E non mi sentirei a casa senza moquette ovunque, fin sulla soglia della tazza. Casa mia casa mia per piccina che tu sia, tu sei come una badia. Ce lo ha detto una sera un barbone ubriaco davanti al GS di via Spinoza infilandosi in un misterioso sottoscala fra i cartoni e le cassette vuote. Ha ragione. Casa mia è su una collina che si affaccia sul Missisipi. Si trova in una zona verde di villette con giardino. Peccato abbiano costruito un muro per separare il fiume dal quartiere. Per proteggerlo da troppa natura hanno aggiunto l'autostrada. Ma quando non passano auto si sente scorrere il fiume. Ecco una mia foto mentre scendo in abiti da casa a predere l'acqua. A volte invito degli amici. Molti pensano che io sia diventato un'eremita, ma in certi momenti si ha necessità di stare soli. Alce Nero andava sulla collina a digiunare e tornava soltanto dopo che le allucinazioni gli avevano rivelato la via. Scar non credo digiuni, ma condivide perfettamente la mia volontà di isolamento. In ogni caso, rimango un social guy e qualche volta per evitare di parlare da solo invito il mio amico Brian. Nella foto lo si riconosce dal cappello, mentre lo accolgo sulla soglia della mia umile dimora con un grande abbraccio. In queste due settimane ho trovato chi odiare, ho trovato un nemico che ho studiato attentamente e di cui scriverò prestissimo. Ho anche letto molto e preparato una rassegna stampa a livello locale di notevole interesse per tutti coloro che sono appassionati di buon giornalismo, giornalismo vero, fatto da gente che sul posto ci va e che non sta in ufficio attaccata al telefono. Per fortuna che la stampa indipendente e non sobillata dalla congiura comunista si può trovare anche qua. Le due testate migliori portano il nome di Onion e Minnesota Daily. Una ventata di informazione pulita in un panorama che fomenta odio e strumentalizza le notizie. Troppe anticipazioni fanno male. Per adesso lascio queste immagini di me.