giovedì 20 dicembre 2007

Kaiser Sose

St. Paul, al supermercato: non credo che questo racconto abbia la forza della trilogia scarcelliana. In proposito, la mia classifica vede al primo posto l’episodio delle vecchie incontinenti che citofonano per usare il gabinetto, lo usano e se ne vanno senza pulire. Al secondo posto colloco lo Sciamano galiziano e il suo cane di nome Cartina; al terzo, il rasta con le carte esoteriche. Premetto che durante il mese di silenzio anche a me è capitato il primo episodio, protagonista un corpulento idraulico tatuato con fiamme sul collo che si è impadronito del mio gabinetto, obbligandomi poi a lasciare le finestre aperte per un giorno intero, fuori -15°C. Ma io preferisco il racconto che segue per il suo connotato sociale. Sono in coda al supermercato, sto sistemando la spesa sul nastro quando si sente un urlo. La cassiera s’abbassa di scatto. Altre urla, la gente in coda spinge, qualcuno scappa. Un nero fugge verso l’uscita ed è braccato da due vigilanti che lo immobilizzano. In un secondo, una decina di commessi gli sono attorno. Silenzio. La gente non capisce, qualcuno se ne va di corsa abbandonando i pacchi. La cassiera finisce di battere i prezzi e chiude la cassa. Il nero viene portato verso il luogo dell’incidente. Ci vado anch’io, assieme ai soliti curiosi che intralciano i soccorsi. A terra c’è un sudamericano zoppo in mezzo a cocci di vetro e paccottiglia. Poco lontano c’è un carrello con alcune confezioni di wurstel, birra e una fila di gratta e vinci. Un paio di commessi cercano di sollevare lo zoppo, ma quello si ostina a rimanere a terra, piagnucolando e tenendosi la gamba. In mezzo ai cocci c’è il cestino della spesa con delle bottiglie in frantumi e una piccola pozza. Lo riconosco: mentre arrancava, non mi era passato inosservato perchè oltre ad avere la gamba sinistra storta e più corta della destra, è pure fortemente strabico. Un monumento all’asimmetria, non c’è niente di dritto nel suo corpo. Il nero viene portato di fronte allo zoppo e comincia il battibecco. È evidente che lo zoppo sta simulando peggio di Lulù Oliveira, ma ha dalla sua l’invalidità e vuole ricavare qualcosa. Non si capisce niente di quello che dicono, ma la dinamica è chiara. Lo zoppo stava passando di fianco agli scaffali coi soprammobili natalizi quando alla sua destra spunta il nero col carrello e lo colpisce alla gamba buona. Lo zoppo crolla contro lo scaffale, tirando giù tutto. Il nero intuisce che dovrà pagare molto più che wurstel e birra e che i gratta e vinci non gli saranno di aiuto. Allora scappa, abbandonando il carrello. Tutti pensano a una rapina e scoppia il parapiglia. Oltre a risarcire il danno, l’uomo dovrà rispondere di procurato allarme e pagherà molto di più di quanto pensa. D’ora in avanti, lo zoppo andrà in giro con le gambe a X. Qui il supermercato è lo specchio della disuguaglianza sociale e mostra per intero la distanza fra ricchi e poveri, bianchi, neri e ispanici. Ci sono due tipi di pane, quello in cassetta che costa circa 3$ la confezione e il pane sfuso, praticamente gratis. Il pane sfuso viene rovesciato in grossi cesti e la gente lo tasta per scegliere quello che preferisce, strappandoselo letteralmente di mano. A ogni nuovo arrivo attorno al cesto c’è una ressa incredibile. Le ultime pagnotte sono un concentrato di impronte digitali e sporcizia varia. Certe scene ricordano i supermercati di Praga in gita in quarta superiore, quando Tronconi si fece fare un panino con l’ultima, solitaria pagnotta del cesto post-comunista e post-separatista. Eroica la pagnotta ed eroico Tronconi a sfidare l’e-coli in nome del defunto ideale. Nell’America che produce troppo cibo, che deve buttarlo, bruciarlo, trasformarlo in diesel o rivenderlo, il pane sfuso è il prodotto più gettonato, insieme ai gratta e vinci e agli alcolici. Come direbbe Teo, chi ha i denti non ha il pane e chi ha il pane non ha i denti. Ma è sempre chi non ha il pane a comprare il gratta e vinci. Leggo oggi sul Time che il Minnesota è il secondo stato più sano e col welfare più alto degli Stati Uniti. Contando la quantità di obesi e di risse fra straccioni che si vedono in giro, mi chiedo cosa significhi vivere in Louisiana o in Missouri, i due stati che occupano l'ultima posizione. Me ne vado pensando che tutto sommato lo Sciamano galiziano è molto più interessante di una constatazione poco amichevole al supermercato fra uno zoppo che abbatte quattro ripiani di paccottiglia natalizia e un nero spaventato che se ne va a casa con una Moscovich coi freni a tamburo. Io che speravo nel fattaccio, nel pasticciaccio brutto. Che delusione.