venerdì 31 agosto 2007

Minnesota State Fair - The Miracle of Birth

Zona Fiera, molto lontano da casa: dopo due mesi ho capito che la passione locale sono le fiere. A Taste of Minnesota era l'assaggio, la Minnesota State Fair la versione integrale: una fiera agricola e culinaria, un cocktail rustico di massa, il vero happening dell'estate. Andiamo tutti per il junk food e per vedere gli animali della fattoria, affascinati come bambini cresciuti in città. Gli stands sono enormi stalle per mucche, cavalli, pecore e capre, una porcilaia da record, un pollaio grosso come un hangar ma con nessuna possibilità di volare. Attorno, chioschi illuminati, intrattenimenti vari ed esposizioni di motoscafi e macchinari per la terra. Mi fiondo sulla carne di alligatore (gator) e me la servono su uno stecchino, fritta nel burro, con mostarda e una pseudo salsa cajun: sa di pollo e non so se la causa sia la vicinanza del chiosco col pollaio oppure al sapore vero della carne. Il piatto mi delude, credevo che un animale pericoloso avesse un sapore con maggiore dignità. Mi rifaccio con una salsiccia sullo stecchino, con le mozzarelle in carrozza sullo stecchino e con uno spiedino di fragole fritto. Sono due le regole per cucinare minnesotese: ogni cibo è fritto dopo l'immersione nel burro ed è servito su uno stecchino. Allo stand italiano chiedo per curiosità degli spaghetti e mi mostrano un lecca-lecca fritto di spaghetti arrotolotali a una forchetta-stecchino, coperti da una pellicola di burro impanato. Una vera prelibatezza, al modico prezzo di 5 dollari, di cui mi privo soltanto perchè tengo al rapporto qualità prezzo. Evito i dessert, a scelta oreo fritti o snickers fritti: troppo fritto fa male. Agli elementi basilari della cucina locale sono dedicati due stands: quello delle Deep Friers e quello del burro. Per una ventina di dollari è possibile lasciare la propria foto al noto artigiano (part-time anche artista funebre e di arredamento da giardino) e ottenere un vero busto scolpito nel burro con cui partecipare al concorso di bellezza e da portare a casa. Quanto narcisismo e quanto odio per se stessi contenga la volontà di avere una copia di sè scolpita in un panetto di burro non riesco a giudicarlo, so che non terrei mai il mio busto in frigo, non desidero osservarlo marcire e nemmeno mutilarlo per farmi la carbonara e soprattutto non mi farei mai fare un busto. Ma qui è una vera passione e le donne posano per avere il ritratto e servono piatti cucinati con un orecchio, un pezzo di mento, un occhio. Lo stand delle deep friers non si distingue da quello delle armi, tant'è che sono uniti e in questo si leggono le intenzioni e le quantità che motivano il frier daddy medio. Il vero intrattenimento è il Miracle of Birth. Gli allevatori del territorio si sono organizzati per portare ciascuno un capo di bestiame che partorirà durante i giorni della fiera, in modo che quotidianamente si possa assistere alla nascita del capretto, dell'agnellino, dei maialini, seduti su tribune da stadio con riflettori e occhio di bue sul nascituro e ripresa televisiva con proiezione su megaschermi. Di routine la nascita di pulcini e anatroccoli: teche con schiere di uova sono mantenute a temperatura controllata in modo che il pulcino rompa il guscio sotto il naso di chi aspetta per sedersi. Inutile dire che mi siedo in poltronissima e assisto alla nascita dell'ultimo porcello, contento di vedere papà che indicano ai figlioletti il maialino preferito divorando hot dog e tenendo in mano il panino al prosciutto che la mamma salutista ha portato da casa. Fantastico: non so più davvero chi sia la preda e il predatore, se i bambini che infilano le manine fra le sbarre per accarezzare il pet o i papà, fagocitati da qualche mega industria, vestiti con la polo aziendale e con moglie ossigentissima a fianco. L'uscita dello stand coincide con l'ingresso alla porcilaia più grande del Minnesota e ho la fortuna di vedere The King, sua Maestà Pretty Ricky, il verro più gosso di tutto lo stato, 1200 pounds di puro suino. Attorno al king stanno una folla scomposta di ragazzotti e una coda ordinata di donne dai 40 in su che a turno, furtivamente (qualcuna molto meno) toccano le balle a Pretty Ricky provocando piccoli grugniti di soddisfazione. Porta buono, porta buono. Provo a riprenderle, ma l'allevatore mi obbliga a chiudere la telecamera (più in là ha organizzato una rivendita di salumi e non vuole che gli rovini gli affari). Per descrivere la grandezza della virtù di Pretty Ricky non basta immaginare un pallone da calcio, bisogna aggiungere la sensazione che si prova dopo una lezione noisissima (io voto M***s) o dopo che qualcuno che si voleva evitare ha appena attaccato bottone. Per descrivere l'atteggiamento di Pretty Riky bisogna aver visto l'occhio semichiuso e il ghigno soddisfatto del porco sonnacchioso che, compiaciuto e un poco sordido, espone le balle al sollazzo. Ma neanche così si rende l'idea che popola la mente delle signore che, dopo la toccatina, escono dalla porcilaia senza lavarsi le mani e assusandosi i polpastrelli. Pretty Riky è un'emblema e a ricordarlo (involontariamente) c'è lo stand del Partito Indipendentista del Minnesota, che vuole separarsi e preservare la propria, originalissima cultura. I due rivoluzionari di rappresentanza sono sessantenni obesi, seminascosti dal simbolo del partito, un bisonte in plastica di circa 1 metro, modello del trofeo che campeggia sopra le loro teste. Sul volantino, dichiarano di avere molta voglia di impugnare i fucili e scendere in piazza contro la tassazione del governo, nonchè di rivendicare le radici che l'amministrazione centrale gli sta portando via in un vero e proprio genocidio culturale. Va a laurà, terùn! Washington ladrona, Little Tatanka non perdona. Tutto il mondo è paese e mi chiedo quale cultura vogliano preservare questi leghisti d'oltreoceano mentre masticano la carne di ex Pretty Riky, dimenticando che molti anni prima in quelle stesse praterie pascolavano i parenti del loro Little Tatanka, il più grande spaccio di generi alimentari, utensili e abbigliamento indiani mai esistito. All'uscita, mentre un amico di cui non farò nome confessa con grande serietà che il sogno della sua vita è comprare un aratro (ne indica uno da 40.000 $) dentro di me il vincitore non è Pretty Riky, ma il cattivo gusto, l'unico prodotto orignale messo in mostra alla fiera.

And the winner is: la vincitrice del concorso di bellzza.

Pretty Riky.


3 commenti:

Unknown ha detto...

Hai capito quel porco di Pretty Riky??Lui si che ha capito tutto.. :)

Fabio-Tommy ha detto...

sempre affascinato dalla padronanza di parole e da come le liberi su un foglio. Digitale in questo caso.

concordo col pessimo gusto..ora però devo rendere indietro il busto di tonno che ti avevo comprato per il compleanno e stava nel mio frigo..

--->Leo ha detto...

...aratro a 40k$...mah! ...ma per caso era una scultura in burro di arachidi?? ... :) ...concordo sul cattivo gusto della manifestazione, ci mancava solo la clonazione sul maxischermo...