giovedì 2 agosto 2007

Il crollo del ponte sulla I-35W

Minneaapolis, I-35W bridge: stavano decidendo dove cenare quando Nick zittisce tutti quanti e alza il volume del televisore. Si riconosco le quattro ciminiere dell’impianto di produzione di vapore, il teatro nuovo, la cupola dello stadio, il complesso dei mulini e l’ansa del Missisipi. È una ripresa aerea e l’elicottero sorvola una nuvola di polvere, lambita al margine destro da fiamme nere. Sullo schermo scorrono titoli che individuano il luogo del disastro nel ponte sulla highway I-35W, spina dorsale della città che mette in comunicazione il centro di Minneapolis con quello di Saint Paul. Il ponte è a cavallo del Missisipi e nel crollo ha trascinato in acqua il traffico delle cinque: soltanto l’estate ha limitato il numero delle macchine coinvolte. Circa mezz’ora dopo, quando ascoltiamo la notizia, c’è già una vittima. Fuori dalla finestra le sirene passano sempre più frequenti. Il ponte è a circa 800 metri dalla facoltà e con le biciclette dovrebbe essere un attimo, ma la massa di veicoli e persone blocca ogni movimento. È possibile avvicinarsi alla scena con diversi punti di vista: il ponte crollato è nella parte storica della città ed è costruito vicino a un secondo ponte più alto (Cedar Avenue Bridge), che ne alleggerisce il traffico. Un terzo ponte più piccolo e pedonale è a un centinaio di metri dai due. La zona si trova in un’area verde facilmente accessibile, il parco delle Medaglie d’Oro, e su entrambi i lati del Missisipi c’è il lungofiume dove molti fanno jogging o gite in bicicletta. Ci avviciniamo dal basso e decidiamo poi di salire sul Cedar per vedere il crollo. Dal lato, ciò che colpisce sono i mezzi di soccorso, di ogni genere, dalle air boats a lunghi van squadrati in grado di ospitare piccole sale operatorie. Al margine della zona, si raccoglie subito il grosso della calca, per la maggior parte studenti universitari che cercano in ogni modo di aiutare offrendo coperte, cibo, bevande. Nella confusione mi ritrovo in mano una limonata. Ci sono gruppi di centauri in Harley Davidson, preti che organizzano cerchi di preghiera nel prato e fra le piante, il solito predicatore solitario che incita al canto dell’inno sacro, molti amatori con obiettivi telescopici che si spintonano per la posizione migliore, troupe di giornalisti a caccia del testimone. Da vicino, mi impressionano il pullman, il camion e le auto ancora in bilico con il muso puntato o già affondato nella fanghiglia limacciosa. Le fiamme provengono da un camion e mentre stiamo a guardare viene recuperato un cadavere; la rapidità dell’operazione e la confusione delle macerie e dei mezzi di soccorso nascondono i particolari, ma si nota distintamente una barella con un lenzuolo impermeabile che sparisce in un’ambulanza. Quando raggiungiamo il Cedar, la scena si inquadra meglio: quello che impressiona è che del ponte non è crollata una sola sezione, ma tutte le tre sezioni definite dai piloni, da riva a riva, in un collasso generale. I due piloni ancora sorreggono monconi di strada, che ora risulta puntare vertiginosamente verso il fondo. In mezzo, la fanghiglia è in realtà una palta di acqua terriccio e cemento in cui spuntano carcasse d'auto. Fra le vittime ci potrebbero essere dei bambini perché al momento del crollo stava transitando uno scuola bus. Dalla posizione sopraelevata, si nota il traffico delle auto che illumina la highway e che prosegue ininterrotto fino ai due bordi del ponte, formando una coda impressionante. Rimaniamo fino alle nove a girovagare nella zona. Qualcuno soffre, partecipa al dramma e si dispera e noto (l’ho già notato molte volte) che in generale a farlo sono soprattutto immigrati, forse dotati di maggiore empatia perché più abituati alla difficoltà e perciò in grado di condividere la preoccupazione altrui. Qualcuno si chiede perché nel telegiornale non facciano ipotesi o non indaghino i motivi del crollo: da quello che ascoltiamo in diretta, i cronisti si limitano a descrivere la dinamica e a interrogare testimoni oculari che in diverse maniere raccontano di aver provato la sensazione di un terremoto (la terra in prossimità del ponte vibrava e si sentivano rumori profondi). I miei compagni di laboratorio sono subissati di chiamate dei familiari e non troverei esempio migliore per descrivere la psicosi da 11 Settembre: anche se le televisioni ripetono in continuazione che non si tratta di attentato terroristico, ciascuno di loro deve assicurare che non ci sono stati scoppi o bombe e che non si trova in prossimità della zona critica (nonostante a conti fatti ci passiamo circa 3 ore). Quando decidiamo di andare, è già buio: il tratto del ponte non era illuminato e i lampioni sul lungofiume sono molto distanti l’uno dall’altro. Dicono che le operazioni di recupero saranno ridotte e riprese in maniera massiccia soltanto domani mattina. Le vittime sono salite a sette: qualcuno accende ceri e lascia mazzi di fiori. Quello che noto io è che la settimana scorsa per la festa in condominio siamo venuti nel parco a vedere i fuochi d'artificio: era nel giorno in cui la città di Minneapolis celebra l’acqua come fonte di vita e riprende un antichissimo rito indiano. Dal ponte pedonale ho osservato le luci sollevarsi dallo stesso tratto che ora è macerie. Adesso mi sembra che il Padre delle Acque si sia ripreso un po’ di quella vita che credono sia in grado di dare.

4 commenti:

--->Leo ha detto...

...meno male che su quel ponte non c'eri tu! ..che tragedia...

Anonimo ha detto...

la pericolosità del ponte era conosciuta, infatti questo risultava un ponte senza alcuna rindondanza strutturale, cioè il coefficiente di sicurezza era pari ad 1 mancando un pezzo anche solo banale il ponte sarebbe crollato, probabilmente il sovraccarico sulle sole corsie centrali ha causato il disastro per instabilità di qualche elemento strutturale.

Fabio-Tommy ha detto...

ho appena sentito la notizia su studio aperto e son venuto sul blog è c'è gia un post...e perfotruna che per te tutto bene...

dal 8 al 17 son a spotorno fisso..leggerò blog se possibile..se no documenterò tutte le mitiche norman avventure

Death by stereo ha detto...

come non pensarti..pfiu!!certo che ne vivi di avventure li, dalla salamella al ponte!!:)
un abbraccio!!
si spotornerà l'ultima settimana di agosto!!