giovedì 5 luglio 2007

A taste of Minnesota - down to the fun fair

St. Paul, Harriet Island: gli obesi tutti appesi nella salumeria. La canatava Polizzi alle medie e il ritornello mi è tornato in mente non appena ho messo piede sul ponte che separa la riva cittadina dal parco. I festeggiamenti per il giorno dell'indipendenza sono composti, le code agli stand ordinate, il flusso rigorosamente incanalato da transenne e protezioni. Per i primi quattrocento metri la sensazione è di essere alla festa della polizia più che a quella delle Twin Cities, poi l'impressione scompare e la massa umana sommerge tutto. I compagni del laboratorio sono socievoli (in due giorni di permanenza siamo andati al cinema, alla fiera e al parco a bere) e sono eccitati per i fireworks. Tutti sembrano esserlo, spuntano berretti con piccole fiammate in polistirolo, stelle luccicanti, marche di compagnie pirotecniche, strisce fosforescenti. Il gusto del Minnesota è una sorta di Sagra della Melanzana Ripiena di San Genesio moltiplicata per mille, con migliaia di spettatori disseminati in un grossissimo parco con lungofiume. I piatti tipici sono l'hot dog, l'hamburger, le salse piccanti, il cibo italiano modificato, il menù di campagna. Scelgo quest'ultimo e ottengo una pannocchia e un litro di limonata per 5 dollari. Un predicatore in borghese cammina controcorrente alla folla, reggendo un cartello con un invito a lodare il Signore, a tratti si mette a cantare e prova a coinvolgere la mandria che puntualmente sghignazza (sghignazzo anch'io e lo riprendo in un video) e non lo segue. Fa il giro del parco quattro o cinque volte, poi scompare. A noi succede ben poco. Ci sediamo in un prato, bombardati dalla musica dell'orchestra che a ripetizione suona God Bless America e altri classici. Compriamo delle birre (ci va Jas perchè è l'unico che ha la carta di identità con sè), beviamo, chiaccheriamo. Noto con piacere di appartenere alla categoria dei magri, mentre attorno a me masse informi e sudaticce arrancano o si accasciano a terra nel tentativo di rialzarsi dopo il pic nic sull'erba. Sul tema obesità scriverò qualcosa (di banale) perchè è impressionante. I fireworks secondo me sono una delusione, ma non lo posso dire: durano mezz'ora, devono rispettare le norme di igiene acustica, non riempiono il cielo. Altro che capodanno napoletano, altro che preparazione della Falla valenciana. Ma la serata è tiepida, sull'erba si sta bene e qualcosa lo apprezzo davvero: lo pseudo dissidente nero che apre uno stand abusivo tentando di vendere cuffie e magliette con l'immagine di Chè Guevara. Il fiasco è clamoroso, qualcuno ha da ridire. In mezz'ora chiude baracca e burattini e fugge via con un grosso zaino in spalla. Direi è riuscito a trovare il residuato più invenduto che si possa immaginare nel giorno dell'indipendenza degli Stati Uniti.

4 commenti:

Fabio-Tommy ha detto...

stupendo...attendo racconti con impazienza così mi faccio due risate..e ovviamente attendo anche le foto..

Da come leggo per ora tutto bene, son conteno e ne ero sicuro...

Anonimo ha detto...

Ciao Ale! Anch'io ho deciso di iniziare a lasciare i miei commenti sul blog perchè, anche se ci sentiamo tante volte al giorno e conosco i tuoi racconti con tantissimi altri dettagli, i tuoi pezzi sono sempre molto ben scritti ( e io lo posso dire visto che ho letto i tuoi romanzi e seguito la tua parabola in ascesa di scrittore!!)e valgono la pena di essere commentati!! E poi è un altro modo per sentirci ancora più vicini!!!
Ma toglimi una curiosità: almeno tu hai comprato una maglietta dal nero dissidente con la bancarella abusiva???!!!
Un bacio enorme e un abbraccio!!!

--->Leo ha detto...

:) al posto di "God Bless America" ci stava bene una festa tipo beat generation alla "God Save The Queen"...almeno si movimentavano un po le acque :) ...ti prego Ale non diventare anche tu un panzone tracannatore di birra a basso costo!!

Death by stereo ha detto...

donaSSi ti adorooooooooo!!