Minneapolis, aeroporto. La mia valigia riappare sul nastro trasportatore insieme alle altre provenienti da Phildelphia. Mi era mancata e mi sono sentito solo all’ennesimo controllo sul bagaglio a mano, in cui il poliziotto esamina con attenzione la cornice ricavata da giornali tailandesi con foto degli amici a Berlino. Un terrorista thai? Un ribelle dello stato canaglia malese? A scanso di equivoci, il poliziotto ANNUSA la cornice. Più tardi, a casa, ho provato anch’io, ma non si sente nemmeno l’odore di stampa. Al recupero bagagli non posso sbagliare. Robert S******** indossa il cappello giallo nero con extension a coda di cavallo. La coda, pur sintetica, è seborroica. Colpa del sudore che la intride quando Bob corre la maratona: a sessantun’anni ci impiega cinque ore, ma non gli interessa. È la prima cosa che mi dice, il cappello gli porta bene e non si cambia. Si toglie il cappello e sotto è pelato. È un uomo ciarliero e servizievole e dei due bagagli porta per me quello da tre chili, mentre io arranco con quello da trenta. È arrivato con il furgone che usa per le faccende di casa: assicura i bagagli fra un sacco di cemento e un fascio di assicelle, ricavando lo spazio in mezzo a una montagna di tubi, ferraglia, tocchi di legno e secchi con vernice e calce. Fa domande a ripetizione: mi chiede dove sia Milano (non la ha mai sentita), cosa faccio io di lavoro e cosa fanno i miei. Io gli chiedo se è mai stato in Italia e lui risponde che ogni due anni va a Parigi con la moglie. Inguaribile romantico che non conosce la geografia. E la chiacchierata finirebbe in un quarto d’ora (tanto dista la casa dall’aeroporto) se non fosse che dopo avermi annunciato che al bivio fra Minneapolis e St. Paul bisogna prendere per Minneapolis, imbocca con sicurezza la direzione St. Paul e siamo costretti a fare il giro della città. Si scusa fra un sollazzo e una risata, sostenendo che è tardi anche per lui e che di lì a poco verrà operato di ernia, cosa che gli causa dolori e distrazione. La digressione di venti minuti gli permette di spiegarmi con dovizia che sua moglie è ingegnere elettrico, sua figlia ingegnere industriale, lui ispettore (da qui la citazione a Zenigata per gli amanti de “I Furiosi”, non perché mangia la frittata, né perché commissario). Mi guardo attorno: c’è una barretta Nature Valley Trial Mix Fruit&Nut aperta sul cruscotto, mordicchiata e appiccicata a un panno per i vetri. A terra, al posto del tappetino ci sono fogli di giornale incrostati di fango. Altre barrette sono stipate nel vano portaoggetti vicino al cambio, il furgone ha l’aria da rottamazione incentivata. Mi chiedo che ispettore sia, di sicuro non sanitario. Lo stimo davvero molto. Mi porta fin sotto casa e sono contento che abbia sbagliato strada perché lungo le vie snocciola particolari preziosi, fra cui l’incrocio dove suo cognato ha fatto il tamponamento. È rustico e garrulo. La garrulità, per chi la volesse definire, è un incontinenza di parola, ma per chi la volesse visualizzare posso inviare un primo piano dell’amico Zenigata. Mi consegna le chiavi di casa, mi accompagna dentro e mi fa vedere che è tutto a posto. Come tocco finale lascia tre barrette Nature Valley sul tavolo in caso io abbia fame durante la notte. Dice che è meglio per lui se torna a casa sua e che ci sentiamo il giorno dopo per telefono. Abita vicino a Minneapolis, a solo un’ora e mezza di auto. Capisco che la geografia la conosce, è il concetto distanza che gli manca e vede l’Europa come un posto piccolo dove tutto è vicino a tutto. È bello incontrare gli entusiasti di tanto in tanto.
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6 commenti:
..ma almeno una barretta gliel'hai rubata? :)))
MA ALMENO FRA RIBELLI VI SIETE CHIARITI??? oppure un signore di sessanta anni ti ha battuto??? :-) ciao
volevo dire CAPITI!!!
Almeno so che quando sento la mancanza delle tue storie c'è il blog aggiornato!Se poi mi dessi un indirizzo mail a cui scriverti sarebbe ancora meglio..! :*
per ora sei arrivato sano e salvo in una abitazione..chiditi a chiave sono pazzi questi americani..o forse solo strani??tra l'altro se ti ricordi il film di Moore 9/11 nemmemo i marinesa sapevano la collocazione degli stati..che vorrebbero bombardare..vabbè le distanze poi sono relative..un abbraccio
felice di saperti li e leggerti..aspettiam foto e racconti su città uni tempo etc etc
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